[...] credo non ci sia cosa peggiore della superbia, mi si contorce il cuore a veder gente arrogarsi il diritto di presunzione. Tuttavia, forse ogni male non è altro che una manifestazione, nell’inconscio, di una natura atavica che attanagliandosi dentro tutte le forme di vita, fa fare cose che sembrano inaudite solo quando si patiscono. A sol guardare l'inutilità nei gesti di stizza o la furia di parole dette al vento, per denigrare o svillaneggiare qualcheduno, ognuno di noi prova momentanea repulsione, ma solo se in coscienza è in quella sì monda la percezione che ci rende empaticamente uniti in una sola entità. Malgrado ciò, vantiamoci sempre di essere lindi di tutte quelle parole tinte di scura sozza, e ci arrabbieremo, ma solo quando avremo innanzi uno specchio che riverbera quel mondo, nato da una pulsione istantanea, viva unicamente nel luogo in cui ci sentiamo onnipotenti. […]