mercoledì 9 maggio 2012
Manipolazioni domestiche ...
Non pare sia possibile l’amicizia eterna. E non mi riferisco soltanto alla morte che separa e disgiunge i legami, quali essi siano, senza desistere innanzi alla pietà di alcuno. Ciò a cui penso è all’amicizia come rapporto eterno fra persone che si dichiarano amabili l’un l’altro; e per eterno intendo qualcosa che è così duraturo ed inviolabile che non ha nulla a che vedere con l’umana sensazione di ricevere e donare il nostro tempo ad una o più persone. Tutto ciò che diciamo amicizia è in realtà una congiura, un imbroglio intellettuale formatosi con la letteratura, una creazione improvvisata nei testi latini e greci che si è interiorizzata man mano che i testi di genere eroico proliferavano, avviando così una reazione a catena in ciascun uomo che iniziò a concepire l’artefatto letterario come qualcosa di realmente esistente.
Il bisogno è sempre stato lo stesso: il motivo che congiunge anime dannate innanzi ad un destino equivalente è solo di natura misera. Misere sono infatti le parole di elogio che tanto sembrano nascondere atti vili e disonesti, disgraziati sono certi sorrisi e pallide dichiarazioni d’affetto. Non è una richiesta d’aiuto non esaudita o una rozza pretesa di collaborazione mai concretizzatasi che dovrebbe indicare il limite invalicabile da cui selezionare tali legami.
Quanto sto per scrivere potrebbe apparire un assurdo paradosso, ma l’amicizia prenderebbe vita da qualcosa di diverso che non dovrebbe maturare nel bisogno, essa infatti dovrebbe essere consolatrice e rasserenante. Nella sua rarefazione, dovremmo vederla quindi come qualcosa di intangibile perché suprema ed inimmaginabile: un atto così grande, tale da superare ogni aspettativa, un atto divino che nessun uomo riuscirebbe a donare se non in uno stato mistico. Essa è invece soltanto una infelice pretesa di assistenza o sostegno. È uno sforzo di natura umana quel mostrarsi devoto al pensiero e alle azioni di sconosciuti viventi ciascuno di essi in un mondo fittizio, regolato da pensieri onnipotenti, chiuso ad una sola interpretazione dell’esistenza. Quello sforzo animato dalla paura è solo un meschino contributo a quel grande confuso bisogno di ordine.
L’amicizia è un omaggio atavico costruito su esperienze che rievocano i bisogni dei primi uomini sulla terra, essi si facevano amici per dividere un banchetto che gli avrebbe garantito la sopravvivenza in un mondo crudele e selvaggio.
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